
Sulle orme di San Francesco
SULLE ORME DI FRANCESCO
1 DA QUASSÙ
Da quassù caro Pietro Babbo ti scrivo ora
un giorno mi dicesti io rinuncio a capirti Francesco che poi Francesco non era nemmeno il nome che volevi darmi Giovanni avrei dovuto chiamarmi Giovanni e invece anche il mio nome hai dedicato a quella Francia che ti ha fatto diventare ricco ma ricco fuori capisci? io all’inizio ci credevo mi piaceva lavorare con te mi piacevano i tessuti mi piaceva la Francia che mamma Pica mi raccontava mi piacevano i racconti dei cavalieri sognavo letteralmente di diventare un cavaliere ricordo una notte di essermi trovato in sogno in un palazzo pieno di armi. Artù essere un cavaliere come re Artù un cavaliere del Santo Graal girare per il mondo raddrizzare torti servire gli umili Farmi Nobile. Ci ho provato i nobili erano altra stoffa come diresti tu
stavo alle loro feste organizzavo concerti, cantavo e recitavo uscivo dal fondaco mi lavavo ed ero per loro un giullare un cantore un animatore di feste e banchetti ma è sempre un’altra stoffa.
Se non nobile, Sarei diventato un cavaliere allora, per davvero,
contro Perugia però si è scontrata ogni mia velleità prigioniero sogni infranti ci ho riprovato e di nuovo non è andata come doveva, non l’avevo la stoffa del cavaliere avresti detto tu, forse me lo hai anche detto
Potevo restare con te essere un ricco mercante… di stoffe, ma il cuore mi diceva altro caro babbo pietro un giorno ho incontrato un cavaliere un cavaliere come avrei voluto essere io ma questo era in rovina era coperto di stracci
Un cavaliere coperto di stracci…
e senza pensarci gli ho dato le mie stoffe miei abiti tutto ciò che avevo per vestire almeno la stoffa di un cavaliere seppure rovina VESTIRE STRACCI…
quello è stato l’inizio poi la chiesina di San Domenico e un giorno il fattaccio come lo chiameresti tu.
Una voce che dentro di me non potevo non ascoltare mi aveva detto di andare di farmi cavaliere della chiesa ma senza cavallo senza armi senza cavallo? Vendilo il cavallo mi diceva quella voce vendi le stoffe abbandona quello che hai va ricostruisci la mia chiesa. Ho iniziato per davvero a fare il muratore, ho venduto stoffe preziose ho venduto il cavallo e ho preso calce e mattoni…e martello…
Ricostruisci la mia chiesa diceva quella voce, capisci ora Babbo? Non si trattava solo di carità di elemosina come pensavi tu…
Come mi hai detto quella volta… il giorno del fattaccio
Senti Francesco, senti una cosa: tu vuoi fare dell’elemosina e facciamola insieme quanto serve 100 monete 200 1000 metà del patrimonio? vuoi dar via tutto?
Si
Tutto? Allora rinuncio a capirti Francesco, questo tribunale deve ammettere e riconoscere che a tuo padre rimane un preciso diritto quello di privare totalmente per sempre il figlio di tutti i suoi averi diritti familiari casa alimenti ed eredità
Ecco la tua roba padre … ti dissi e mi spogliai di tutto, tutto!
D’ora in poi potrò soltanto dire padre mio che sei nei cieli
Come posso spiegarmi babbo?
Volevo vivere come i passeri del cielo respirare la libertà e la purezza che loro respirano e il resto non mi serviva, non serve, capisci?
se lo scopo della vita è ridotta a questo ingranaggio folle che umilia le nostre esistenze non è per me ci deve essere qualcosa di meglio cerchiamo insieme l’uomo ha uno spirito che è il suo tesoro è questo che noi dobbiamo recuperare questo tesoro Dobbiamo ritrovare la gioia di vivere liberi nei campi correre sui colli arrampicarci sugli alberi tuffarci nei fiumi dobbiamo sentire il calore della terra nuda sotto i nostri piedi senza scarpe senza possedere nulla senza umiliare il prossimo costringendolo a servirci.
Volevo essere un povero, babbo
Cristo era un povero come i suoi apostoli erano poveri volevo, ho voluto essere libero come sono liberi loro
UCCELLI
Testo e musica: M. Malavasi, E. Sala
La voce degli uccelli
esulta il nuovo giorno
ed è giusto.
Noi ascoltiamo il canto,
l’ascoltiamo a lungo.
Noi dietro maschere,
spogliati di tutto.
Loro ci cantano
la gioia, la purezza,
l’assenza di malizia
e di falsità.
NATURA
E. Dickinson
Natura è tutto ciò che noi vediamo:
il colle, il pomeriggio, lo scoiattolo,
l’eclissi, il calabrone.
O meglio, la natura è il paradiso.
Natura è tutto ciò che noi udiamo:
il bobolink, il mare, il tuono, il grillo.
O meglio, la natura è armonia.
Natura è tutto quello che sappiamo
senza avere la capacità di dirlo,
tanto impotente è la nostra sapienza
a confronto della sua semplicità.
L’erba ha così poche occupazioni
un mondo di semplice verde
con solo farfalle su cui meditare
e api da ospitare
non ha da fare altro che cullarsi
tutto il giorno ai suoni melodiosi
che le brezze portano leggere
e accogliere in grembo la luce
e inchinarsi ad ogni cosa
e infilare le gocce di rugiada
come perle, per tutta la notte
e diventare così raffinata
che una duchessa invano attenderebbe
da lei un invito, un saluto, un’attenzione.
E quando muore, non fa che trapassare
in odori divini
come umili spezie addormentate
o nardi che si spengono
per poi finire in supremi fienili
e sognare tutti i giorni.
L’erba ha così poche occupazioni
mi piacerebbe tanto essere fieno.
IN NOI
Testo e musica: M. Malavasi, E. Sala
Tutto nel cielo
dentro nel mare
parla d’amore
parla di te.
Noi lo sentiamo,
noi lo vediamo,
un solo attimo.
Tutto l’immenso è dentro noi
in noi c’è tutta l’armonia
c’è il mondo,
tutto è dentro noi.
2 IL PAPA
Con 12 seguaci andai a Roma da Innocenzo terzo il Papa il signor Papa per farmi abbracciare dalla chiesa romana Vedevo i cardinali coperti d’oro vedevo le loro vesti e pensavo alle tue stoffe preziose alla ricchezza noi eravamo additati come pezzenti ma comunque il signor papà ci accolse ero l’ultimo dei miei l’ultimo di noi minori come ci chiamavamo ricordo un cardinale chiedermi come avrei fatto se il mio unico paio di pantaloni si fosse rotto ci si mette una pezza gli risposi. Il signor Papa mi guardava e ora so che in cuor suo si stava chiedendo se di fronte aveva il il pezzente che aveva sognato reggere la chiesa del Laterano in rovina la notte precedente… spronato spintonato dai miei compagni mi feci avanti e giunto al suo cospetto gli raccontai una storia: “signor Papa c’era una volta un grande re che un giorno incontrò in un paese una donna molto povera e molto bella e se la sposò e la donna gli diede molti figli poi un giorno lui dovette andarsene e quando i figli crebbero la madre non poteva più mantenerli e così disse loro andate dal re lui avrà cura di voi e quando li vide disse loro, siete figlioli di quella povera donna? venite a casa mia ci sono tanti bastardi tanti stranieri e voi siete i miei veri figli, venite sedete qui al mio fianco
Ecco, signor Papa noi siamo i figli di quella povera donna, della Povertà che è la sposa di Cristo e la sposa vostra
NUVOLE
Testo e musica: E. Sala, M. Malavasi
Guarda, oh guarda!
Tornano a librarsi in cielo
come sommesse melodie
nell’alta azzurra immensità.
Così bianche, così libere
come il mare, come il sole,
come il vento, come il cielo:
di chi sa essere leggero
sono invito a nuova vita.
di chi vuol viaggiar leggero
son compagne, son amiche,
son compagne, son sorelle,
son sorelle.
3 CHIARA
E Chiara, quell’anima pura che con le compagne avevo nascosto alla chiesina di santa Maria degli angeli, nascosto dall’ira della famiglia dalla quale era scappata per abbandonare la nobiltà scambiandola col saio..
Sei sicura chiara?
-Francesco, te l’ho detto O tutto o niente Come lui Come te
-non voglio che qualcuno ti possa umiliare, far soffrire Chiara, Ho paura per te, è l’unica paura che mi sia rimasta…
-hai paura che possa avere fame, freddo o che venga insultata o uccisa? Francesco lasciami offrire la sicurezza di cui ho goduto…
Chiara, “la mia pianticella”… la chiamavo, ma Babbo lo era solo per il fatto di essere nata da me, ma in realtà fiume avrei dovuto chiamarla… decisa, inarrestabile…un fiume, una piena di fede e povertà, acqua che sola smuove, scava, sradica e trascina con sé, ma anche goccia costante e sorgente silente
Utile, umile, preziosa e casta…
ACQUA
E. Dickinson
Che mistero pervade una sorgente
Tanto remota è la vita dell’acqua,
Simile ad una compagna ultraterrena
Racchiusa in una brocca
Di cui nessuno ha mai veduto il fondo,
Solo il coperchio di vetro-
Come se si guardasse a volontà
Nel buio di un abisso!
L’erba non sembra sgomenta,
Spesso mi chiedo come possa stare
Tanto vicino a guardare così ardita
Quel che per me è terribile.
Erba e acqua saran forse parenti:
La canna sta vicino al mare
Dove le manca il suolo, eppure d’ansia
Non da mai segno
FONTANE
testo: R.M. Rilke
musica: E. Sala – M. Malavasi
Ascoltiamo da tanto le fontane
per noi suonano quasi come tempo
ma è più certo
che tengono il passo
con la vicenda dell’eternità.
l’acqua è straniera
e l’acqua ti appartiene
è di qui e tuttavia non è di qui.
per qualche istante
sei la fonte di pietra
e l’acqua specchia le cose in te
4 SULTANO
CROCIATO? NO!
Araldo di Cristo, così mi hanno chiamato babbo, mi imbarcai da Ancona col permesso del nuovo papa, al seguito dei Crociati, cavaliere tra cavalieri finalmente, ma cavaliere senza cavallo ora e senza armi. Cavaliere della Chiesa, per portare anche laggiù il vangelo e i suoi insegnamenti e la carità ma senza la violenza, senza il sopruso senza l’umiliazione. Parlare di Cristo, celebrarlo nel creato, renderlo evidente a tutti in quello che ci circonda
E il Sultano lo capì… all’inizio fummo scambiati per diplomatici e chissà questo babbo forse ci salvò la vita, ma poi mi accolse, con ammirazione, accolse me, le mie parole e le mie idee, vide in me finalmente un cavaliere venuto a portare e non a prendere, a pregare e non a depredare, a dare e non a togliere vita..
un cavaliere ma senza armi e senza cavallo, nelle terre d’Egitto
FUOCO
Ditemi che non è vita
questa del fuoco
che “s’innalza
in forme liete
dalla culla sua buia ove dormiva
e alta la sua fiamma culmina
e crolla
e prorompe ancora
e ilare si ravvolge,
finchè esaurita che si sia
la sostanza che la nutre
fumiga e lotta
e si spegne infine
e quanto resta è cenere”.
Ma attenti dentro voi scintille cova,
e intorno è materia
facile a riardere
IL FUOCO DANZA
Testo e musica: E. Sala, M. Malavasi
Il fuoco danza.
La fiamma si leva
e cade giù,
rimbalza, si avvolge,
vivace si avvita.
Lo sguardo s’illumina,
lo sguardo brucia,
perde sé stesso,
nasce di nuovo.
La fiamma si leva
e poi ricade,
rimbalza, si avvita
nella danza infinita.
5 LA VERNA
E poi il ritorno a casa il ritorno ai boschi, ai campi alla natura agli uccelli, miei compagni di preghiera, una preghiera sempre più solitaria, sempre più lontana dal mondo, dalle cose, dalle parole, dai libri, una preghiera sempre più intensa sempre più piccola e grande insieme, una preghiera piccola come la luce di una stella nella notte immensa…
NOTTE STELLATA
Testo: R.M. Rilke
musica: E. Sala, M. Malavasi
L’amore degli angeli è spazio
lo spazio cosmico è come presenza
di angeli amanti
colmo del dono stellato
Sai, che c’era l’usanza Babbo, l’usanza di aprire a caso per tre volte le pagine del vangelo..
Per capire il volere di Dio, per trovare la strada, la via..
Io vi trovai per tre volte il racconto del giardino degli ulivi… e capìì
Mi incamminai allora, solo, verso la Verna per incontrarlo
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.
LAUDATE
Testo e musica: M. Malavasi, E. Sala
Laudate dominum,
laudate eum per omnia.
Laudate dominum,
laudate omnis terra.
Laudate solem, laudate terram,
laudate aquam, laudate ignem.
Laudate coelum, laudate vitam
donum Domini.
Laudate dominum,
laudate eum per omnia.
Laudate dominum,
laudate omnis terra.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
STABAT MATER
musica: M. Malavasi, E. Sala
Stabat mater dolorosa
juxta crucem lacrimosa
dum pendebat filius.
vidit suum dulcem natum
morientem desolatum
dum emisit spiritum.
E finalmente il Signore m’ha chiamato a se
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò scappare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà, male.
Laudate et benedicite, mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cum grande humilitate.
MISERERE
musica: M. Malavasi, E. Sala
Miserere mei,
Quoniam ad te clamavi
In toto corde meo.
6 FINE
Ora Da quassù padre, fratello Pietro e madre, sorella Pica, Francesco il vostro Francesco, vostro e del Signore nostro,
Vi saluta.
COME RUGIADA
Testo e musica: M. Malavasi, E. Sala
Dolce è sentire che è quasi sera,
è quasi l’ora
di lasciarsi andare
all’ombra della notte.
Sulla pelle nuda
sento questa terra
che vive, che m’accoglie.
Come rugiada
il mio respiro
dono a te.
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Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.
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